In allegato trasmetto l'articolo a firma di A. Zangardi apparso sul sito di Capitanata.it in data 03.01.2011 riguardante i 252 anni della fondazione di Poggio Imperiale
Poggio Imperiale, paese del grano e del vento, piccolo centro agricolo, uno dei più giovani paesi della Provincia di Foggia, fu fondato dal Principe Placido Imperiale di Genova, residente a Sant’Angelo dei Lombardi.
La data di fondazione è stata sempre fatta coincidere con quella del Patto che il Principe stipulò con un gruppo di Albanesi il 18 gennaio 1761, perché abitassero la nascente villa.
Sono trascorsi circa diciotto anni dalla presentazione del primo libro di Giovanni Saitto, Poggio Imperiale, Cento anni della sua storia, dalle origini all’unità d’Italia, uno scritto che coglieva il monito del nostro grande concittadino, Alfonso De Palma, il quale invitava i giovani ad approfondire le ricerche per completare le sue Noterelle paesane.
Era presente come coordinatore, nella presentazione del libro, il carissimo e compianto parroco don Giovanni Giuliani, (per tutti don Nannino), che parlò di documenti di prima mano.
I documenti presenti in quel libro erano frutto di ricerche negli archivi di Stato ed il commento che ne fu fatto fu veramente nuovo e singolare.
Furono ritrovati, quindi, nuovi documenti che misero in discussione quella data di fondazione, documenti a dimostrazione che la Storia è una scienza sempre aperta a nuovi sviluppi.
Lo storico Franco Cardini, docente di Storia Medievale all’Università di Firenze, parlando del suo libro “Le radici perdute dell’Europa, da Carlo V ai conflitti mondiali”, affermava, tra l’altro, che la Storia non potrà mai chiudere bottega, in quanto il lavoro dello storico è come quello del medico e del detective, se vi sono nuove scoperte bisogna prenderne atto, adeguarsi, rivedere le proprie posizioni; se si scopre un nuovo documento, si scompigliano le certezze acquisite e si mette in moto un meccanismo sempre nuovo e rinnovato di studi ed approfondimenti.
I documenti vanno studiati e fatti parlare e quando qualche studioso ha trovato un documento nuovo, bisogna, con umiltà rivedere le proprie conoscenze alla luce dell’ultima scoperta.
La ricerca storica, infatti non esaurisce mai il suo compito. Quando ci sembra di conoscere tutto di un avvenimento o di un personaggio, quando l’immagine di un’epoca ci appare completa, ecco che nuove informazioni, prima sconosciute, o documenti prima ignoti, ci costringono a modificare le nostre opinioni e a precisare o arricchire le nostre conoscenze.
Uno storico per ricostruire gli avvenimenti deve sempre possedere documenti ai quali riferirsi.
la ricerca storica deve partire da essi
- i documenti sono utili per conoscere e ricostruire gli eventi,
- con i documenti “si fa storia”
- essi “vanno fatti parlare”.
Con questo scritto faremo parlare i nuovi documenti ed evitare che si festeggino degli anniversari fittizi.
Nella toponomastica di Poggio Imperiale vi è la via “18 gennaio 1761” riferita alla data del Patto che il Principe don Placido Imperiale, fece con un gruppo di Albanesi perché popolassero quella che lui chiamava “villa”, nome riferito ad un agglomerato di case rurali.
Molti fecero risalire a questa data la fondazione del nostro paese, ma così non è. Ed ecco tutti i documenti che lo provano.
- Il primo documento datato 9 marzo 1751 (in chiesa leggiamo 1755), un “Verbale di subasta della città e feudo di Lesina aggiudicazione a favore dell’Ill.mo Principe di S.Angelo D.Placido Imperiale”
Il Principe don Placido Imperiale, dopo aver acquistato il vicino “stato” di San Paolo, detto di Civitate, di proprietà dei duchi di Guastalla, ritenne opportuno acquistare il feudo di Lesina, per dare uno sbocco al mare delle sue proprietà.
Si aggiudicò il feudo vincendo un’asta e l’11 marzo 1751 gli venne dato il possesso della città di Lesina e del suo lago. Ebbe il Regale Assenso il 3 aprile 1753 da Carlo III di Borbone.
La fonte di quanto esposto è nell’Archivio di Stato di Napoli.
Poggio Imperiale non era ancora sorta.
Passiamo al secondo documento, che data esattamente la fondazione di Poggio Imperiale ed è quello relativo alla prima visita pastorale del vescovo Mons. Foschi nell’anno 1761, nel quale troviamo la data della fondazione, (prima del maggio del 1759, perché in questa data il principe, secondo la relazione della visita pastorale, “ ad esempio de’ fondatori dell’antiche città, v’invitò chiunque volesse venirci ad abitare, promettendogli abitazione franca per tre anni…”).
In questo documento vi è anche un’ampia descrizione degli usi e dei costumi della comunità albanese che viveva nel Casale.
Mons. Foschi scrive la relazione della sua visita pastorale, dichiarando esplicitamente. “…Abbiamo stimato per futura memoria brevemente accennare l’origine e la costruzione del paese e della chiesa e la venuta qui delle famiglie italiane et Albanesi; accadendo sovente che le notizie in alcuni tempi trascurate, siano poi in altri tempi avidamente ricercate”
Ed in questo non si sbagliava! Oggi noi ricerchiamo avidamente le notizie di quel passato cercando di trasmetterle ai posteri.
In riferimento alla chiesa, voglio che parli il documento, che cito testualmente: “…perché sul principio non vi era chiesa, andavano a sentirsi la messa chi in Lesina, e chi in Apricena, la quale poi fu benanche edificata, e colla Licenza dell’Arcivescovil Curia di Benevento fu benedetta nel mese di marzo dell’anno 1760.”
Non so spiegarmi perché nel tabellone posto nella chiesa parrocchiale di San Placido Martire leggiamo 1764.
- Terzo e quarto documento che vogliamo far parlare, sempre a proposito dell’anno di fondazione di Poggio Imperiale, sono quelli relativi ai moti del 1799, ritrovati dal prof. Clemente di San Severo, nell’Archivio di stato di Lucera. A tale notaio s’era rivolto un gruppo di “villici” per proclamare fedeltà al re di Napoli.
Al prof. Clemente interessava la partecipazione ai moti di San Severo del 1799 di dodici persone della villa di Poggio Imperiale ben armate ed uno di essi fu ammazzato. Noi facciamo parlare il documento datato 7 luglio 1799, dopo l’elenco dei villici presenti dal notaio, leggiamo: “…di questa villa di Poggio Imperiale…li quali aderiscono avanti di noi, qualmente da moltissimi anni si trovano ad abitare in detta villa, la quale ha circa quarant’uno anni…che oggi compone circa seicento anime”.
Ecco che la data ritorna, quarantuno anni prima, siamo nel 1799, vien fuori circa il 1758 (o prima del maggio del 1759, riferita nel documento di mons.Foschi).
- Arriviamo al quinto documento, ritrovato dal dott. Michele Zangardi nell’Archivio di Stato di Napoli e che siamo riusciti ad averne copia prima di Natale del 2007, il cosiddetto documento di Antonio Scarella, maestro di Casa Imperiale a Napoli, accusato di furto e truffa ai danni del principe Imperiale.
Questo documento dell’Archivio di Stato di Napoli, riporta per intero il processo intentato a Scarella con le relative testimonianze.
Il Principe don Placido Imperiale dopo l’acquisto del feudo, come leggiamo nel documento di mons. Foschi, ne visitò le terre e scelse un’amena e boscosa collina, dalla parte di mezzogiorno, chiamata volgarmente Coppa di Montorio, distante circa due miglia da Lesina e quattro da Apricena e decise di costruirvi un casale.
La Pasqua del 1759 il principe volle trascorrerla nel suo nuovo feudo di San Paolo anche per recarsi in visita a Lesina e da lì nel casale, per rendersi conto dei lavori, che stavano per essere ultimati.
Antonio Scarella, maestro di casa Imperiale a Napoli, mancava, perché era scappato con il denaro ottenuto per le spese del viaggio. Il fuggitivo fu acciuffato per ordine del Principe, processato a Lesina lo stesso giorno e condannato per truffa e furto ai danni del Principe. La notte del 25 aprile, lo Scarella scappò anche dalla prigione in cui era stato rinchiuso, e non fu più ripreso, facendola franca.
Perché è importante questo documento? Perché i lavori del casale, cioè di Poggio Imperiale, terminarono dopo pochi giorni.
Tutto il carteggio della causa del Maestro Imperiale, Antonio Scarella è costituito da 87 pagine, viene disegnato persino il pugnale che servì allo Scarella per la sua fuga.
Tutti questi documenti sono noti da circa diciotto anni ed è giusto ricordarli per evitare che i nostri giovani si convincessero di date ormai superate. Non si farebbe male andare a rivedere e rileggere il libro: Poggio Imperiale, Cento anni della sua storia… di Giovanni Saitto.
Ho sempre seguito con particolare interesse tutte le ricerche effettuate dagli storici locali, in quanto il loro lavoro è unico e preziosissimo. A tal proposito voglio ricordare anche gli altri scrittori: il dott. Alfonso Chiaromonte per il Dizionario della lingua terranovese e per altri interessantissimi lavori, e il dott. Lorenzo Bove, per i detti e i proverbi in dialetto.
Tutti questi scritti hanno la importante finalità di non permettere all’incuria del tempo che cancelli storia, tradizioni, usi, costumi e lingua di una piccola comunità come Poggio Imperiale, giovane paese alle porte del Gargano.
Concludiamo ribadendo che la data di fondazione di Poggio Imperiale è prima del maggio del 1759.
Visualizzazione post con etichetta Storia. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Storia. Mostra tutti i post
mercoledì 5 gennaio 2011
lunedì 25 ottobre 2010
L’IDEA DI UNITA’ NAZIONALE NELL’ ITALIA MERIDIONALE: IL PLEBISCITO DEL 1860 (Poggio Imperiale “paese contro”)
Vi riporto l'intervento della Prof, Antonietta Zangardi in occasione del 150° anniversario del Plebiscito che sancì l'annessione dell'Italia Meridionale al Regno Sabaudo.
IL Plebiscito del 21 ottobre 1860: Poggio Imperiale “paese contro”
21 ottobre 2010
Buona sera a tutti gli intervenuti
Auguro a tutti i presenti una piacevole serata di Storia.
Sì, di Storia,
quella con le date e i documenti,
quella che forse a qualcuno a scuola non piaceva, ma che diventa una passione, quando i fatti narrati ci coinvolgono,
quella che ci fa vivere il presente, senza dimenticare il passato,
quella che ci fa progettare un futuro migliore,
quella che racconta gli avvenimenti Grandi: macrostoria, e quelli più decentrati: microstoria,
quella che, nel ricostruire il passato ci costringe ancora oggi, purtroppo, a dividerci in schieramenti senza aver il coraggio di arrivare ad una pacificazione e voltare pagina,
quella che gli storici raccontano dopo aver ricercato i documenti negli Archivi maggiori: Archivi di Stato, Archivi Regionali e Provinciali
e negli archivi minori: archivi comunali, scolastici, ecclesiastici ed anche gli archivi di memoria.
Stasera, in breve, vogliamo leggere e comprendere un avvenimento della nostra storia locale: Il Plebiscito del 21 ottobre 1860, indetto dopo la spedizione dei Mille e la conseguente liberazione dell’Italia Meridionale dai Borbone.
Liberazione.
Qualche storico parla di: Occupazione, perché il popolo meridionale sarebbe passato dalla sottomissione borbonica a quella sabauda.
Ma non tocca a noi sciogliere questo dilemma.
Presentiamo IL FATTO, avvenuto giusto 150 anni fa, tratto dall’opuscolo di Giovanni Saitto, I giorni del Plebiscito edito da “Grafiche Quadrifoglio”, stampato nel 1995.
Spedizione dei Mille nel Regno delle due Sicilie, Italia meridionale 5 Maggio 1860
Sbarco a Marsala 11 Maggio
A Salemi tre giorni dopo, Garibaldi assumeva pieni poteri in nome dell’Italia e di Vittorio Emanuele II, diventando dittatore.
Dopo aver occupato tutta la Sicilia comincia la marcia verso Napoli
Salerno fu occupata il 6 settembre, nello stesso giorno il re Francesco II di Borbone e sua moglie Maria Sofia si rifugiavano a Gaeta.
Dopo la battaglia sul fiume Volturno il Dittatore Generale Garibaldi poteva entrare trionfalmente a Napoli, acclamato dalla folla festante.
La dittatura garibaldina ebbe breve durata, perché l’8 ottobre 1860 il Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro degli Interni, Raffaele Conforti, indisse il Plebiscito, (plebis scitum decisione del popolo) chiamato a scegliere.
Il Decreto comprendeva 9 articoli nei quali si stabilivano le modalità del voto: Votare SI o NO al seguente quesito, anzi alla seguente affermazione: “Il popolo vuole l’Italia una ed indivisibile con Vittorio Emanuele Re Costituzionale e suoi legittimi discendenti”
La plebe, il popolo. Da chi era formato il popolo votante: intellettuali, qualcuno, proprietari terrieri, pochi e una massa di contadini analfabeti.
Le amministrazioni locali erano guidate soprattutto da borghesi e proprietari terrieri ostili agli intenti democratici e che tenevano a bada una moltitudine analfabeta, perché temevano una decisione popolare che attentasse al loro potere.
Il Plebiscito fu accolto con entusiasmo in tutte le Province meridionali ed in tutta la Capitanata.
In una circolare a firma del marchese Giorgio Pallavicino Trivulzio, Prodittatore delle Province napoletane, inviata ai Governatori delle province meridionali, si invitava ad adottare i più efficaci provvedimenti affinché tutte le opinioni potessero manifestarsi liberamente.
La sentenza che sarebbe uscita dalle urne avrebbe deciso le sorti del Reame di Napoli e avrebbe rivelato alle nazioni che la Terra del Sannio e della Magna Grecia, ove sorse la prima civiltà d’Occidente ed ove si udì per la prima volta il nome santo d’Italia, era degna di far parte della grande famiglia italiana. (Già si presagiva la vittoria del SI)
A Poggio Imperiale la notizia di tutti i fatti che stavano cambiando l’organizzazione politica e sociale del Sud fu accolta con distacco ed indifferenza.
( “che me ne ‘mporta a mme” Prima fase di reazione del terranovese).
“( leggo testualmente dall’opuscolo di Giovanni Saitto) …il clamoroso annuncio dell’ingresso di Giuseppe Garibaldi in Napoli, non riuscì ad eccitare il già gelido temperamento dei terranovesi”.
L’allora Sindaco, Antonio Caroppi non rese di pubblica opinione tutti i fatti che modificavano l’assetto politico del Sud, però mandò una lettera ambigua al Governatore di Capitanata, affermando che il popolo terranovese aveva festeggiato l’entrata di Garibaldi a Napoli, con gioia e contento indicibile (carteggio anno 1860, Fondo Affari Militari.)
Ma come avrebbe potuto gioire il popolo se non era stato adeguatamente informato? I pochi liberali che vi erano a Poggio Imperiale, non avevano avuto il coraggio di concedersi alcuna manifestazione di giubilo, per paura di ritorsioni.
Da Foggia arrivarono, intanto i bollettini per il voto: 800 bianchi con il SI e 400 con il NO.
Come mai questa disparità di numero, perché non uguali il SI e il NO?
I proprietari terrieri erano preoccupati perché il voto sarebbe stato palese e plurimo per garibaldini e galantuomini.
L’allora parroco Leone Brunone nelle omelie invocava la Vergine affinchè distruggesse le milizie piemontesi.
In definitiva, però a Poggio Imperiale le operazioni di voto si svolsero nella sala comunale, con correttezza e tranquillità. Il popolo intimorito e confuso espresse il suo voto PALESE.
Il 29 ottobre 1860 fu effettuato lo scrutinio: su 278 votanti, 72 votarono Si all’annessione al Regno d’Italia e 206 votarono NO.
Unico paese del distretto di San Severo che rigettava il plebiscito e votava contro l’annessione al Regno d’Italia.
In tutto il Regno i voti affermativi furono 1.302.064, i negativi 10.312. Fu, quindi sancita l’annessione della terra del Sannio e della Magna Grecia al Regno d’Italia.
I cafoni del Sud, considerati peggiori dei beduini, gli straccioni del Sud (così definiti dal luogotenente del Re a Napoli) avevano deciso con il Plebiscito di unirsi all’Italia.
Torniamo a Poggio Imperiale “paese contro”
Per timore di una insurrezione, il giudice di Apricena chiedeva di inviare nel paese i militi.
La notizia di una possibile rivolta a Poggio Imperiale, si diffuse nei centri vicini. Tale notizia venne appresa da una “compagnia di volontari vestiti alla garibaldina” d'istanza a San Severo, al comando del tenente colonnello Giovanni Viglione, il quale decise di riportare l’ordine nel piccolo “paese contro”.
La truppa dei “Cacciatori del Gargano” forte di circa cento uomini, tra cui il maggiore, Giuseppe de Cicco, nostro compaesano, giunse a Poggio Imperiale alle tre di notte il 30 ottobre.
I garibaldini posero in stato d’assedio il paese e, avendo trovato nella Casa Comunale le statue di Francesco II di Borbone e della consorte Sofia e non gli stemmi e i ritratti del Re Vittorio Emanuele, con un’ordinanza del 31 ottobre vietarono adunanze in tutti i luoghi pubblici e vietarono di asportare con sé ogni sorta d’armi.
Fu arrestato il cancelliere comunale e Capitano della Guardia Nazionale Primiano de Palma, per aver favorito la vittoria del NO. Nell’atto della votazione, infatti, dava il NO invece del SI agli analfabeti.
Il Viglione commise degli abusi, disarmò la Guardia Nazionale, vera istigatrice, secondo lui, del presunto moto insurrezionale, moto che non era mai scoppiato.
Insultò i militi davanti ad un numeroso pubblico di terranovesi, accorsi per curiosare. La folla. La massa.
La piazza era gremita di gente
( “Ma vide nu poco ch’enne cumbenate”, seconda fase della reazione del terranovese) seguita al ( “che me ne ‘mporta a mme”)
In piazza, tra la folla, vi furono momenti di incertezza drammatica, salvati da Francesco Paolo de Seriis, nostro concittadino dai chiari sentimenti liberali, che dal balcone della sua casa in piazza, mostrando un quadro riproducente i volti del nuovo re, Vittorio Emanuele II e Garibaldi, prese ad urlare a squarciagola: Viva il Re Galantuomo, Viva l’invitto Duce Garibaldi.
COLPO DI SCENA
A lui si unì la Guardia Nazionale ed il popolo, anzi, la folla, la massa, gridando: Viva Vittorio Emanuele II (tarallucci e vino).
Il de Seriis scese tra la folla gridando: Viva l’Unità d’Italia, abbasso il Borbone tiranno. Lo stesso de Seriis che non aveva avuto il coraggio di inneggiare con gli altri liberali all’ingresso di Garibaldi a Napoli, per paura di ritorsioni.
Il popolo terranovese applaudiva festante. Lo stesso popolo che s’era fatto convincere a votare NO all’annessione al Regno d’Italia
Adesso arriva il bello
Il 1° Novembre nella sala Comunale gli ufficiali dei Cacciatori del Gargano imbastirono un fugace processo, durante il quale il popolo si svegliò.
Tante le testimonianze e i testimoni.
(S’innesca la terza fase della reazione terranovese: “li ja fa vedè jne. Mo ce li ja fà”).
Cosa successe: il de Seriis accusò il parroco. Dietro pressione degli amici della libertà, fu liberato il de Palma, capo della Guardia Nazionale, al quale furono chieste le cause che indussero gli elettori di Poggio Imperiale ad esprimere il proprio dissenso all’annessione. Il de Palma si discolpò accusando il cassiere. Fu lamentato l’abuso di potere. Le accuse rimbalzavano.
Il popolo terranovese s’era svegliato dal suo torpore!!!
Tutte le deposizioni confermarono che nessuno sapeva dell’ingresso di Garibaldi a Napoli e che i filo liberali non poterono esultare.
Tutti i militi della Guardia nazionale testimoniarono contro il loro Capo, Primiano de Palma e “salirono sul carro dei vincitori”.
In conclusione, si trovarono i capri espiatori. Il de Palma ed i possidenti furono accusati di aver organizzato i moti reazionari (che non erano mai avvenuti), fu sciolta la Guardia Nazionale e ne fu organizzata un’altra con un nuovo comandante e nuovi militi.
Nel paese tornò, così la calma e la serenità. La bufera passò. Si poteva ritornare a sonnecchiare.
Poggio Imperiale accettò il nuovo sistema.
So viste ‘na cose appese, sacce s’jeve ciucce o piamuntese! Una massima ripetuta dai nostri avi a ricordo di questa vicenda.
E allora?
Ognuno di noi può trarre da questo avvenimento le giuste conclusioni. Evidenziare i pregi e i difetti di un popolo non è facile. Forse pregi e difetti li assommiamo tutti perché non possiamo dimenticare che la popolazione di Poggio Imperiale fu formata da gente di tutti i paesi vicini, che portò con sé oltre alla famiglia anche il modo di agire, di pensare, l’educazione, il comportamento.
Da questo episodio della nostra storia risalterebbe l’ambiguità del popolo terranovese. Ma, è improprio parlare di “popolo”. È più giusto parlare di “folla”, “massa”.
La folla (di manzoniana memoria), è molto influenzabile. Spesso le scelte della massa sono provocate dall’emotività del momento e non scaturiscono da una responsabile valutazione. Non dimentichiamo che la folla era formata da contadini analfabeti soggetti al padrone, analfabeti e sfruttati, senza conoscere i propri diritti.
Oggi che da “folla” e “massa” siamo divenuti “popolo”, con la coscienza precisa dei nostri diritti e la consapevolezza dei nostri doveri, siamo obbligati a costruire un futuro migliore: dobbiamo svegliarci dal torpore per diventare “sentinelle” dello sviluppo culturale, economico, civile di questo piccolo paese.
Concludo, così come conclude il Saitto a pagina 31:
- Non tralascerei al caso neanche il comportamento della cittadinanza terra novese, anch’essa in principio avversa al Re Galantuomo ma poi, vistasi insidiata ed oltraggiata dall’ufficiale dei “cacciatori del Gargano”, si unisce alle guardie nei nuovi sentimenti liberali ostentati dai piemontesi…
Sull’onda di tanto entusiasmo per l’unificata nazione, di lì a poco, un’atroce tragedia stava per abbattersi sul neonato Stato italiano.
Una vera e propria guerra civile, frutto appunto dell’unità, che ha causato lutti e rovine nella maggior parte delle famiglie meridionali, liquidata dai piemontesi con l’epiteto di “brigantaggio”. –
Antonietta Zangardi
IL Plebiscito del 21 ottobre 1860: Poggio Imperiale “paese contro”
21 ottobre 2010
Buona sera a tutti gli intervenuti
Auguro a tutti i presenti una piacevole serata di Storia.
Sì, di Storia,
quella con le date e i documenti,
quella che forse a qualcuno a scuola non piaceva, ma che diventa una passione, quando i fatti narrati ci coinvolgono,
quella che ci fa vivere il presente, senza dimenticare il passato,
quella che ci fa progettare un futuro migliore,
quella che racconta gli avvenimenti Grandi: macrostoria, e quelli più decentrati: microstoria,
quella che, nel ricostruire il passato ci costringe ancora oggi, purtroppo, a dividerci in schieramenti senza aver il coraggio di arrivare ad una pacificazione e voltare pagina,
quella che gli storici raccontano dopo aver ricercato i documenti negli Archivi maggiori: Archivi di Stato, Archivi Regionali e Provinciali
e negli archivi minori: archivi comunali, scolastici, ecclesiastici ed anche gli archivi di memoria.
Stasera, in breve, vogliamo leggere e comprendere un avvenimento della nostra storia locale: Il Plebiscito del 21 ottobre 1860, indetto dopo la spedizione dei Mille e la conseguente liberazione dell’Italia Meridionale dai Borbone.
Liberazione.
Qualche storico parla di: Occupazione, perché il popolo meridionale sarebbe passato dalla sottomissione borbonica a quella sabauda.
Ma non tocca a noi sciogliere questo dilemma.
Presentiamo IL FATTO, avvenuto giusto 150 anni fa, tratto dall’opuscolo di Giovanni Saitto, I giorni del Plebiscito edito da “Grafiche Quadrifoglio”, stampato nel 1995.
Spedizione dei Mille nel Regno delle due Sicilie, Italia meridionale 5 Maggio 1860
Sbarco a Marsala 11 Maggio
A Salemi tre giorni dopo, Garibaldi assumeva pieni poteri in nome dell’Italia e di Vittorio Emanuele II, diventando dittatore.
Dopo aver occupato tutta la Sicilia comincia la marcia verso Napoli
Salerno fu occupata il 6 settembre, nello stesso giorno il re Francesco II di Borbone e sua moglie Maria Sofia si rifugiavano a Gaeta.
Dopo la battaglia sul fiume Volturno il Dittatore Generale Garibaldi poteva entrare trionfalmente a Napoli, acclamato dalla folla festante.
La dittatura garibaldina ebbe breve durata, perché l’8 ottobre 1860 il Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro degli Interni, Raffaele Conforti, indisse il Plebiscito, (plebis scitum decisione del popolo) chiamato a scegliere.
Il Decreto comprendeva 9 articoli nei quali si stabilivano le modalità del voto: Votare SI o NO al seguente quesito, anzi alla seguente affermazione: “Il popolo vuole l’Italia una ed indivisibile con Vittorio Emanuele Re Costituzionale e suoi legittimi discendenti”
La plebe, il popolo. Da chi era formato il popolo votante: intellettuali, qualcuno, proprietari terrieri, pochi e una massa di contadini analfabeti.
Le amministrazioni locali erano guidate soprattutto da borghesi e proprietari terrieri ostili agli intenti democratici e che tenevano a bada una moltitudine analfabeta, perché temevano una decisione popolare che attentasse al loro potere.
Il Plebiscito fu accolto con entusiasmo in tutte le Province meridionali ed in tutta la Capitanata.
In una circolare a firma del marchese Giorgio Pallavicino Trivulzio, Prodittatore delle Province napoletane, inviata ai Governatori delle province meridionali, si invitava ad adottare i più efficaci provvedimenti affinché tutte le opinioni potessero manifestarsi liberamente.
La sentenza che sarebbe uscita dalle urne avrebbe deciso le sorti del Reame di Napoli e avrebbe rivelato alle nazioni che la Terra del Sannio e della Magna Grecia, ove sorse la prima civiltà d’Occidente ed ove si udì per la prima volta il nome santo d’Italia, era degna di far parte della grande famiglia italiana. (Già si presagiva la vittoria del SI)
A Poggio Imperiale la notizia di tutti i fatti che stavano cambiando l’organizzazione politica e sociale del Sud fu accolta con distacco ed indifferenza.
( “che me ne ‘mporta a mme” Prima fase di reazione del terranovese).
“( leggo testualmente dall’opuscolo di Giovanni Saitto) …il clamoroso annuncio dell’ingresso di Giuseppe Garibaldi in Napoli, non riuscì ad eccitare il già gelido temperamento dei terranovesi”.
L’allora Sindaco, Antonio Caroppi non rese di pubblica opinione tutti i fatti che modificavano l’assetto politico del Sud, però mandò una lettera ambigua al Governatore di Capitanata, affermando che il popolo terranovese aveva festeggiato l’entrata di Garibaldi a Napoli, con gioia e contento indicibile (carteggio anno 1860, Fondo Affari Militari.)
Ma come avrebbe potuto gioire il popolo se non era stato adeguatamente informato? I pochi liberali che vi erano a Poggio Imperiale, non avevano avuto il coraggio di concedersi alcuna manifestazione di giubilo, per paura di ritorsioni.
Da Foggia arrivarono, intanto i bollettini per il voto: 800 bianchi con il SI e 400 con il NO.
Come mai questa disparità di numero, perché non uguali il SI e il NO?
I proprietari terrieri erano preoccupati perché il voto sarebbe stato palese e plurimo per garibaldini e galantuomini.
L’allora parroco Leone Brunone nelle omelie invocava la Vergine affinchè distruggesse le milizie piemontesi.
In definitiva, però a Poggio Imperiale le operazioni di voto si svolsero nella sala comunale, con correttezza e tranquillità. Il popolo intimorito e confuso espresse il suo voto PALESE.
Il 29 ottobre 1860 fu effettuato lo scrutinio: su 278 votanti, 72 votarono Si all’annessione al Regno d’Italia e 206 votarono NO.
Unico paese del distretto di San Severo che rigettava il plebiscito e votava contro l’annessione al Regno d’Italia.
In tutto il Regno i voti affermativi furono 1.302.064, i negativi 10.312. Fu, quindi sancita l’annessione della terra del Sannio e della Magna Grecia al Regno d’Italia.
I cafoni del Sud, considerati peggiori dei beduini, gli straccioni del Sud (così definiti dal luogotenente del Re a Napoli) avevano deciso con il Plebiscito di unirsi all’Italia.
Torniamo a Poggio Imperiale “paese contro”
Per timore di una insurrezione, il giudice di Apricena chiedeva di inviare nel paese i militi.
La notizia di una possibile rivolta a Poggio Imperiale, si diffuse nei centri vicini. Tale notizia venne appresa da una “compagnia di volontari vestiti alla garibaldina” d'istanza a San Severo, al comando del tenente colonnello Giovanni Viglione, il quale decise di riportare l’ordine nel piccolo “paese contro”.
La truppa dei “Cacciatori del Gargano” forte di circa cento uomini, tra cui il maggiore, Giuseppe de Cicco, nostro compaesano, giunse a Poggio Imperiale alle tre di notte il 30 ottobre.
I garibaldini posero in stato d’assedio il paese e, avendo trovato nella Casa Comunale le statue di Francesco II di Borbone e della consorte Sofia e non gli stemmi e i ritratti del Re Vittorio Emanuele, con un’ordinanza del 31 ottobre vietarono adunanze in tutti i luoghi pubblici e vietarono di asportare con sé ogni sorta d’armi.
Fu arrestato il cancelliere comunale e Capitano della Guardia Nazionale Primiano de Palma, per aver favorito la vittoria del NO. Nell’atto della votazione, infatti, dava il NO invece del SI agli analfabeti.
Il Viglione commise degli abusi, disarmò la Guardia Nazionale, vera istigatrice, secondo lui, del presunto moto insurrezionale, moto che non era mai scoppiato.
Insultò i militi davanti ad un numeroso pubblico di terranovesi, accorsi per curiosare. La folla. La massa.
La piazza era gremita di gente
( “Ma vide nu poco ch’enne cumbenate”, seconda fase della reazione del terranovese) seguita al ( “che me ne ‘mporta a mme”)
In piazza, tra la folla, vi furono momenti di incertezza drammatica, salvati da Francesco Paolo de Seriis, nostro concittadino dai chiari sentimenti liberali, che dal balcone della sua casa in piazza, mostrando un quadro riproducente i volti del nuovo re, Vittorio Emanuele II e Garibaldi, prese ad urlare a squarciagola: Viva il Re Galantuomo, Viva l’invitto Duce Garibaldi.
COLPO DI SCENA
A lui si unì la Guardia Nazionale ed il popolo, anzi, la folla, la massa, gridando: Viva Vittorio Emanuele II (tarallucci e vino).
Il de Seriis scese tra la folla gridando: Viva l’Unità d’Italia, abbasso il Borbone tiranno. Lo stesso de Seriis che non aveva avuto il coraggio di inneggiare con gli altri liberali all’ingresso di Garibaldi a Napoli, per paura di ritorsioni.
Il popolo terranovese applaudiva festante. Lo stesso popolo che s’era fatto convincere a votare NO all’annessione al Regno d’Italia
Adesso arriva il bello
Il 1° Novembre nella sala Comunale gli ufficiali dei Cacciatori del Gargano imbastirono un fugace processo, durante il quale il popolo si svegliò.
Tante le testimonianze e i testimoni.
(S’innesca la terza fase della reazione terranovese: “li ja fa vedè jne. Mo ce li ja fà”).
Cosa successe: il de Seriis accusò il parroco. Dietro pressione degli amici della libertà, fu liberato il de Palma, capo della Guardia Nazionale, al quale furono chieste le cause che indussero gli elettori di Poggio Imperiale ad esprimere il proprio dissenso all’annessione. Il de Palma si discolpò accusando il cassiere. Fu lamentato l’abuso di potere. Le accuse rimbalzavano.
Il popolo terranovese s’era svegliato dal suo torpore!!!
Tutte le deposizioni confermarono che nessuno sapeva dell’ingresso di Garibaldi a Napoli e che i filo liberali non poterono esultare.
Tutti i militi della Guardia nazionale testimoniarono contro il loro Capo, Primiano de Palma e “salirono sul carro dei vincitori”.
In conclusione, si trovarono i capri espiatori. Il de Palma ed i possidenti furono accusati di aver organizzato i moti reazionari (che non erano mai avvenuti), fu sciolta la Guardia Nazionale e ne fu organizzata un’altra con un nuovo comandante e nuovi militi.
Nel paese tornò, così la calma e la serenità. La bufera passò. Si poteva ritornare a sonnecchiare.
Poggio Imperiale accettò il nuovo sistema.
So viste ‘na cose appese, sacce s’jeve ciucce o piamuntese! Una massima ripetuta dai nostri avi a ricordo di questa vicenda.
E allora?
Ognuno di noi può trarre da questo avvenimento le giuste conclusioni. Evidenziare i pregi e i difetti di un popolo non è facile. Forse pregi e difetti li assommiamo tutti perché non possiamo dimenticare che la popolazione di Poggio Imperiale fu formata da gente di tutti i paesi vicini, che portò con sé oltre alla famiglia anche il modo di agire, di pensare, l’educazione, il comportamento.
Da questo episodio della nostra storia risalterebbe l’ambiguità del popolo terranovese. Ma, è improprio parlare di “popolo”. È più giusto parlare di “folla”, “massa”.
La folla (di manzoniana memoria), è molto influenzabile. Spesso le scelte della massa sono provocate dall’emotività del momento e non scaturiscono da una responsabile valutazione. Non dimentichiamo che la folla era formata da contadini analfabeti soggetti al padrone, analfabeti e sfruttati, senza conoscere i propri diritti.
Oggi che da “folla” e “massa” siamo divenuti “popolo”, con la coscienza precisa dei nostri diritti e la consapevolezza dei nostri doveri, siamo obbligati a costruire un futuro migliore: dobbiamo svegliarci dal torpore per diventare “sentinelle” dello sviluppo culturale, economico, civile di questo piccolo paese.
Concludo, così come conclude il Saitto a pagina 31:
- Non tralascerei al caso neanche il comportamento della cittadinanza terra novese, anch’essa in principio avversa al Re Galantuomo ma poi, vistasi insidiata ed oltraggiata dall’ufficiale dei “cacciatori del Gargano”, si unisce alle guardie nei nuovi sentimenti liberali ostentati dai piemontesi…
Sull’onda di tanto entusiasmo per l’unificata nazione, di lì a poco, un’atroce tragedia stava per abbattersi sul neonato Stato italiano.
Una vera e propria guerra civile, frutto appunto dell’unità, che ha causato lutti e rovine nella maggior parte delle famiglie meridionali, liquidata dai piemontesi con l’epiteto di “brigantaggio”. –
Antonietta Zangardi
mercoledì 2 dicembre 2009
Da centro politico-culturale a discarica illegale dell'Europa
A Giardinetto, nell'agro di Troia, provincia di Foggia, è stato effettuato il sequestro di una vasta area dove sono stati interrati illegalmente rifiuti tossici provenienti da tutta europa. Si tratta di metalli pesanti, amianto, cromo esavalente, benzene e via dicendo. Ben visibili ci sono sacchi contenenti amianto con etichette di industrie tedesche, inoltre nel terreno sono stati interrati fanghi tossici pari a 250.000 tonnellate provenienti da Germania, Francia, Corea del Sud, Italia settentrionale e perfino L'Enichem di Manfredonia.
L'agro di Troia, che è stato il centro dell'Europa del Sacro Romano Impero sotto Federico II di Svevia, è stata trasformata nella discarica illegale più grande d'Europa.
Qui la dimostrazione che la malavita non ha cura del proprio territorio, come invece la stessa sub-cultura mafiosa vuole far credere. C'è anche la dimostrazione che esistono in Europa industrie compiacenti a smaltire i proprio rifiuti illegalmente.
Queste industrie devono pagare al pari della malavita perchè anche loro SONO la malavita.
Hanno rovinato un territorio ricco di storia e cultura ma sopratutto hanno minato la salute delle persone che vivono nell'agro di Giardinetto. E' infatti riscontrata nella zona un'incidenza di neoplasie molto al di sopra della media. Queste persone, oltra ad avere il diritto ad essere tutelate, devono essere RISARCITE dalle industrie europee che hanno usato la malavita per smaltire i propri rifiuti.
Se in Italia fosse possibile utilizzare la Class Action, sarebbe molto più facile da parte degli abitanti di Giardinetto avere giustizia. Tutto questo non è possibile perchè la Class Action è ferma in Parlamento, che al momento si sta occupando degli interessi di una sola persona.
VERGOGNA!!!!
A seguito c'è la conferenza stampa del procuratode capo di Lucera Massimo Lucianetti
L'agro di Troia, che è stato il centro dell'Europa del Sacro Romano Impero sotto Federico II di Svevia, è stata trasformata nella discarica illegale più grande d'Europa.
Qui la dimostrazione che la malavita non ha cura del proprio territorio, come invece la stessa sub-cultura mafiosa vuole far credere. C'è anche la dimostrazione che esistono in Europa industrie compiacenti a smaltire i proprio rifiuti illegalmente.
Queste industrie devono pagare al pari della malavita perchè anche loro SONO la malavita.
Hanno rovinato un territorio ricco di storia e cultura ma sopratutto hanno minato la salute delle persone che vivono nell'agro di Giardinetto. E' infatti riscontrata nella zona un'incidenza di neoplasie molto al di sopra della media. Queste persone, oltra ad avere il diritto ad essere tutelate, devono essere RISARCITE dalle industrie europee che hanno usato la malavita per smaltire i propri rifiuti.
Se in Italia fosse possibile utilizzare la Class Action, sarebbe molto più facile da parte degli abitanti di Giardinetto avere giustizia. Tutto questo non è possibile perchè la Class Action è ferma in Parlamento, che al momento si sta occupando degli interessi di una sola persona.
VERGOGNA!!!!
A seguito c'è la conferenza stampa del procuratode capo di Lucera Massimo Lucianetti
domenica 22 novembre 2009
Offese all'intelligenza degli italiani
Oggi il procuratore aggiunto di Milano, Armando Spataro, ha dichiarato le sue perplessità sul disegno di legge sul "processo breve" tanto agognato dal nostro premier. Ha smentito il ministro della Giustizia Alfano sulla necessità di tale norma e ha argomentato sui danni ai processi in corso da parte di tale riforma.
Subito si è fatta sentira la risposta del PdL nei metodi che sono loro più consoni, gli spot pubblicitari e l'infusione del terrore. Maurizio Gasparri, capogruppo PdL al Senato, ha parlato di "progetto eversivo" e Fabrizio Cicchitto, capogruppa PdL alla Camera, che ha lasciato intendere che Spataro appartiene "a quel ridotto nucleo di magistrati che sono i protagonisti di questa offensiva contro gli equilibri politici stabiliti dagli elettori".
Proprio Cicchitto parla di offensiva agli equilibri politici, lui che era iscritto alla P2, tessera n. 945. La stessa persona definita da Licio Gelli "un caro amico e una persona perbene", detto da Gelli....
La P2 che attraverso il piano di rinascita democratica (testo intergale qui) voleva prendere il potere in Italia attraverso un "autoritarismo legale"
Le parole di Cicchitto offendono l'intelligenza degli italiani
Subito si è fatta sentira la risposta del PdL nei metodi che sono loro più consoni, gli spot pubblicitari e l'infusione del terrore. Maurizio Gasparri, capogruppo PdL al Senato, ha parlato di "progetto eversivo" e Fabrizio Cicchitto, capogruppa PdL alla Camera, che ha lasciato intendere che Spataro appartiene "a quel ridotto nucleo di magistrati che sono i protagonisti di questa offensiva contro gli equilibri politici stabiliti dagli elettori".
Proprio Cicchitto parla di offensiva agli equilibri politici, lui che era iscritto alla P2, tessera n. 945. La stessa persona definita da Licio Gelli "un caro amico e una persona perbene", detto da Gelli....
La P2 che attraverso il piano di rinascita democratica (testo intergale qui) voleva prendere il potere in Italia attraverso un "autoritarismo legale"
Le parole di Cicchitto offendono l'intelligenza degli italiani
venerdì 13 novembre 2009
Eden V
Inchiesta di RaiNews24 sulla nave Eden V, arenata sulle spiagge di Marina di Lesina, in Puglia sulle coste del Gargano
venerdì 30 ottobre 2009
Halloween
Domani è la serata di Halloween, una ricorrenza da me molto gradita e un buon motivo per fare festa in compagnia, esorcizzando il tutto con un pò di sano horror.
Alcuni amici mi dicono: "Festeggi Halloween?!?!?! Ma è una festa americana, non fa parte della nostra tradizione...".
Sbagliato
L'origine della festa di Halloween risale al pre-cristianesimo e affonda le sue radici nel più remoto passato delle tradizioni europee. A quel tempo le popolazioni tribali dividevano l'anno in due parti in relazione alla transumanza del bestiame e il periodo tra Ottobre e Novembre rendeva necessario mettere il bestiame al coperto in vista dell'inverno. Questo appunto è il periodo di Halloween.
Sono stati i Celti a diffondere questa ricorrenza in tutta Europa. Nella loro tradizione di circolarità del tempo, questo periodo era il punto di passaggio dall'anno vecchio all'anno nuovo, quando il velo che divide il mondo dei vivi e quello dei morti si assottiglia. I celti non temevano i loro defunti ed erano soliti lasciare del cibo sulla tavola riservato ai morti, quale segno di accoglienza.
In molte parti del sud c'è ancora questa ricorrenza di lasciare del cibo per i morti che vengono a fare visita la notte di Ognissanti, Halloween appunto. Infatti in molte regioni meridionale, la calza piena di dolciumi viene portata dai defunti e non dalla Befana il 6 Gennaio.
Questo tipo di tradizione è stata soppiantata dal Cristianesimo con l'introduzione della festa cristiana di Ognissanti, così come è successo a tutte le feste pagane che oggi vediamo tramutate in ricorrenze cristiane. Dal Natale alla festa di S.Giovanni il giorno dell'ingresso dell'estate.
In ogni caso il cristianesimo ha dovuto compensare questa antichissima tradizione introducendo il 2 Novembre (giorno successivo ad Halloween) la giornata della commemorazione dei defunti.
Poi questa festa è stata esportata nel Nuovo Mondo dagli europei migranti, col passare del tempo è diventata una festa commerciale, così come accade a molte feste nord-americane. In seguito ha fatto ritorno in Europa col suo carico di merchandising.
Non perdiamo di vista però che dietro tutte le maschere, i dolcetti e il consumismo legato ad Halloween c'è una delle più antiche tradizioni europee.
Un saluto
Alcuni amici mi dicono: "Festeggi Halloween?!?!?! Ma è una festa americana, non fa parte della nostra tradizione...".
Sbagliato
L'origine della festa di Halloween risale al pre-cristianesimo e affonda le sue radici nel più remoto passato delle tradizioni europee. A quel tempo le popolazioni tribali dividevano l'anno in due parti in relazione alla transumanza del bestiame e il periodo tra Ottobre e Novembre rendeva necessario mettere il bestiame al coperto in vista dell'inverno. Questo appunto è il periodo di Halloween.
Sono stati i Celti a diffondere questa ricorrenza in tutta Europa. Nella loro tradizione di circolarità del tempo, questo periodo era il punto di passaggio dall'anno vecchio all'anno nuovo, quando il velo che divide il mondo dei vivi e quello dei morti si assottiglia. I celti non temevano i loro defunti ed erano soliti lasciare del cibo sulla tavola riservato ai morti, quale segno di accoglienza.
In molte parti del sud c'è ancora questa ricorrenza di lasciare del cibo per i morti che vengono a fare visita la notte di Ognissanti, Halloween appunto. Infatti in molte regioni meridionale, la calza piena di dolciumi viene portata dai defunti e non dalla Befana il 6 Gennaio.
Questo tipo di tradizione è stata soppiantata dal Cristianesimo con l'introduzione della festa cristiana di Ognissanti, così come è successo a tutte le feste pagane che oggi vediamo tramutate in ricorrenze cristiane. Dal Natale alla festa di S.Giovanni il giorno dell'ingresso dell'estate.
In ogni caso il cristianesimo ha dovuto compensare questa antichissima tradizione introducendo il 2 Novembre (giorno successivo ad Halloween) la giornata della commemorazione dei defunti.
Poi questa festa è stata esportata nel Nuovo Mondo dagli europei migranti, col passare del tempo è diventata una festa commerciale, così come accade a molte feste nord-americane. In seguito ha fatto ritorno in Europa col suo carico di merchandising.
Non perdiamo di vista però che dietro tutte le maschere, i dolcetti e il consumismo legato ad Halloween c'è una delle più antiche tradizioni europee.
Un saluto
Iscriviti a:
Post (Atom)