venerdì 4 gennaio 2013

Un albero con le radici in Cielo ed i frutti sulla terra


Il 21 dicembre abbiamo ricordato i trent’anni della dipartita di Anna Maria Zangardi, chiamata da tutti Maria nella Parrocchia di S. Placido Martire a Poggio Imperiale.
Durante la celebrazione della S. Messa il Parroco, don Luca De Rosa, pur non conoscendo la figura carismatica di Maria, il suo amore per la Chiesa, la dedizione, l’umiltà e la costante disponibilità verso gli altri, verso gli ultimi, ha sottolineato l’importanza del ricordo nella Chiesa di quelle persone che hanno sempre svolto un ruolo di servizio nella storia della parrocchia.
La dott.ssa Titti de Nucci ha voluto ricordarla scrivendo una pagina, letta dopo la celebrazione dalla prof.ssa Maria Bove, delineando la personalità di Maria e la sua costante e discreta presenza nella parrocchia.
Di seguito riportiamo il significativo ricordo della dott.ssa De Nucci.

<<Ricordare Maria oggi, a trenta anni dalla sua morte significa, prima di tutto, non tradire la sua autenticità, significa non lasciare spazio né alla retorica, né alla tentazione dell’enfasi che inesorabilmente ci fa ricordare solo le cose positive di chi non c’è più.
Il 21 dicembre di 30 anni fa, si compiva l’ultimo atto del cammino in terra di Maria, in compagnia di una malattia breve e violentissima che non aveva consentito nessuna possibilità di cura, né quasi aveva dato il tempo di comprenderne l’irreversibilità.
Mentre Maria entrava nell’eternità alla vigilia di quel Natale del 1982 e, con le parole del Papa Benedetto XVI si concretizzava il saluto dell’angelo alla futura madre di Gesù, che, secondo il Papa, è “un invito alla gioia, a una gioia profonda e annuncia la fine della tristezza che c’è nel mondo di fronte al limite della vita, alla sofferenza, alla morte, alla cattiveria, al buio del male che sembra oscurare la luce della bontà divina”, di sicuro ella non lasciava solo il suo Poggio Imperiale! Quel “Tarranov” per cui, nei campi scuola dell’Azione Cattolica si era composta pure una canzone!
C’è un’immagine molto bella che dice che i santi sono alberi con le radici in Cielo ed i frutti sulla terra; siamo certi che Maria, dopo aver piantato le sue radici in cielo non ha mai smesso di far ricadere i suoi frutti su Poggio Imperiale. È vero che ci ha lasciato il suo esempio, la testimonianza della sua Fede semplice, certa, autentica, solida, ma è altrettanto vero che la sua presenza spirituale, la vicinanza e l’amore per le vicende di questo paesino si è sempre avvertita.
Durante la sua vita ha sempre condiviso problemi e gioie di ognuno, con una presenza che non invadeva, ma che garantiva la discreta e solidale vicinanza. All’interno della vita parrocchiale, della vita associativa dell’Azione Cattolica, dell’impegno educativo verso i bambini ed i giovani, Maria era una presenza certa, scontata, non banale, ma propositiva e fattiva. Si trattasse dell’impegno di preghiera, di azione o di testimonianza, Maria c’era. In Chiesa Maria aveva il suo posto fisso, tanti hanno fatto fatica ad abituarsi alla sua assenza in Chiesa. La sera un folto gruppo di giovani e donne si trovava in Chiesa per la “Benedizione” ed intonava con don Giovanni senior il Tantum Ergo, al termine si facevano quattro chiacchiere sul sagrato, qualche volta un gelato e due passi e così si compiva “la movida della sera del villaggio”.
Nei periodi liturgici più significativi bisognava incontrarsi più spesso, talvolta anche tutti i giorni, per organizzare, prepararsi e Maria era quella che catalizzava l’impegno di tutti e soprattutto non risparmiava energie, servizio, risorse, esempio per tutti di generosità sincera e totale. Vederla alle prese con spazzoloni e scope per tirare a lucido le Chiese o il Salone era per tutti esempio di umile servizio e vivente traduzione della lettera di San Paolo ai Corinzi “ la carità è paziente, è benigna la carità, non è invidiosa la carità, non si vanta, non si gonfia, non manca di rispetto, non cerca il suo interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, non gode dell’ingiustizia, ma si compiace della verità. Tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta.” Maria è stata veramente tutto questo nella sua autenticità.
Nell’udienza generale di mercoledì scorso (19 dicembre 2012), in vista del Natale il Papa ha fatto delle considerazioni che ci piace pensare dette anche per Maria: “Quanto più ci apriamo a Dio, accogliamo il dono della fede, poniamo totalmente in lui la nostra fiducia – ha assicurato il Papa additando come esempio Abramo e la Madonna - tanto più che egli ci rende capaci, con la sua presenza di vivere ogni situazione della vita nella pace e nella certezza della sua fedeltà e del suo amore”. A patto, però di “uscire da se stessi e dai propri progetti, perché la parola di Dio sia lampada che guida i nostri pensieri e le nostre azioni”.
Sembra proprio che il Papa parli di Maria Zangardi quando dice che “il sì di Maria alla volontà di Dio, nell’obbedienza della fede, si ripete lungo tutta la sua vita, fino al momento più difficile, quello della Croce”.>>

Grazie Maria per la tua vita, grazie per la tua testimonianza, la tua costante gioia, il tuo ottimismo. Grazie Signore per avercela donata, togliercela era nei tuoi progetti, per noi imperscrutabili.

Antonietta Zangardi

lunedì 4 giugno 2012

Antonietta Zangardi, Poggio Imperiale Anno 1759, nuovi documenti sulle origini e sulla fondazione



Gli anni compresi nel nostro studio vanno dal 1751, acquisto del feudo di Lesina, al 1765, anno in cui, dopo la carestia, vi era un rilancio economico di Poggio Imperiale, colonia agricola fondata nel 1759.
Obiettivo prioritario del nostro lavoro è stato quello di individuare la data di fondazione di Poggio Imperiale, partendo dalle origini quindi dall’acquisto del feudo di Lesina nel 1751.
Ci siamo chiesti come poteva essere il contesto storico e come fosse stato il territorio in quell’anno:
* a Napoli, Carlo III di Borbone e il suo riformismo illuminato;
* a Foggia la ripresa economica e il fervore di ricostruzione nelle attività dopo il terremoto del 1731.
Il territorio era quello descritto nella splendida relazione che fece il tavolario Donato Gallarano, il 4 ottobre 1730 ed allegata alla stipula dell’atto con cui il Ceto dei Creditori dell’A.G.P. cedevano il feudo di Lesina al principe Placido Imperiale, dopo l’asta.
Siamo quindi passati alla presentazione del personaggio – chiave del nostro lavoro: il principe Placido Imperiale, la sua formazione umana e culturale, il suo spirito pragmatico che voleva mettere in atto ciò che a Napoli era in teoria cioè la formazione di una colonia agricola che rispecchiasse i canoni e le teorie economiche proprie dell’illuminismo. Non avevamo, però, intenti agiografici a priori, ma nella lettura dei documenti abbiamo individuato quegli interventi e quelle azioni in cui si poteva riconoscere “ il principe illuminato”, paternalistico e benefattore del suo popolo e nello stesso tempo siamo andati alla ricerca del “feudatario” intento ai profitti e allo sfruttamento del territorio.
Abbiamo rinvenuto una miniera di documenti, non tutti pubblicati in questo libro, ricchi di notizie sia sul secolo che stavamo studiando, che sui protagonisti del nostro lavoro: lettere di supplica per ottenere dei diritti, commissioni di infrastrutture quali il pozzo con i mastri pozzari di San Severo, quattrocento aratri al mastro d’ascia di San Marco, la calce al calcarolo di Scanzano, la richiesta agli scarpentieri di Apricena di foderare con pietre il pozzo, tre maestranze di mastri fabricatori cioè i Romito, famosi ed esperti costruttori di Foggia, per la costruzione di Chiesa e caselle, Stefano Grasso di Torremaggiore per caselle e panetteria, i fratelli Santagata di S. Paolo per altre caselle. Un fermento e un’aria di rinnovamento frenetico nella Valle di S. Severo, là dove prima vi erano i quadroni macchiosi ed arborati, poi la grossa masseria di campo, quindi la nuova Terra di poggio Imperiali, come leggiamo nei documenti.
Dopo la presentazione del Principe, il territorio veniva descritto, in modo particolare dal notaio Giuseppe Nicola Ricci in un atto del 1751, che riportava la presa di possesso del feudo da parte del governatore generale inviato del Principe.
Eppure la cronologia nel nostro lavoro poteva entrare fino ad un certo punto, perché quando ci siamo chiesti se il Principe fosse stato un tiranno o un benefattore, abbiamo dovuto presentare
tutti i protagonisti della piramide feudale formata da pochi patrizi, agenti feudali, notai, governatori generali ( i documenti ci presentano le nomine di quattro governatori dal 1751 al 1765, anni della nostra ricerca, aventi facoltà di amministrare la giustizia col potere di vita e di morte sui sudditi, “mero mixtoque imperio et potestate gladii” ). Alla base della piramide la massa di lavoratori che chiedevano lavoro ed elemosinavano diritti, una microstoria silenziosa, artefice della fondazione di Poggio Imperiale. Abbiamo reso protagonisti del nostro lavoro, assieme al Principe, anche tutte le maestranze, che, con le loro opere e la loro attività, hanno permesso la formazione della colonia agricola.
Nella selezione dei documenti abbiamo raggruppato quelli riferiti a Lesina: il lago era una risorsa del feudo ma il Principe non voleva una colonia di pescatori ma di contadini, ecco perché affittava il lago a pescatori di Manfredonia, la foce di Sant’Andrea a Conforti e Paciello di S. Nicandro, faceva costruire il muro per delimitare la caccia e proprio ai Romito di Foggia toccava realizzare quest’opera, concedeva però delle proroghe di pagamento a dei pescatori con debiti rimasti insoluti per l’affitto di paranze dal 1752 al 1759. Certamente non aveva gradito la richiesta – supplica al Re di Napoli scritta da alcuni patrizi di Lesina l’anno dopo dell’acquisto del feudo, per esimersi dal vassallaggio.
All’indomani dell’acquisto del feudo, gli affitti dei terreni erano concessi senza pretendere la tassa di terraggio per il primo anno, perché si doveva smacchiare e disboscare. Negli atti con gli albanesi, meteore dileguatesi nello spazio di pochi mesi, leggiamo un elenco di concessioni e gratuità. Invece negli affitti degli anni Sessanta del Diciottesimo secolo ritroviamo il feudatario che doveva trarre profitto dal suo feudo e quindi nei cosiddetti patti da osservarsi, presenti negli atti di affitto vediamo elencati tasse e balzelli feudali secondo i dettami della regia dogana di Foggia.
La maggior parte delle attività e delle decisioni del feudo erano prese da governatori ed agenti, procuratori in nome del Principe, per cui tante rivalità ed ingiustizie probabilmente nascevano in loco.
Non ci siamo fermati solo alla presentazione di nuovi documenti, in tutto settantadue, ma abbiamo cercato, alla luce di questi, di rileggere e commentare i documenti già noti: i patti che il Principe stipulò con gli albanesi, la quietatio e la partenza di quelli del secondo patto, il dileguarsi di tutta la colonia e la presenza sporadica di pochissimi rimasti.
Gli obiettivi del nostro lavoro sono stati pienamente raggiunti: Poggio Imperiale non fu fondata per o dagli albanesi del patto del 18 gennaio 1761, ma, come ci conferma anche la copia della relazione per la visita pastorale di mons. Giuseppe Maria Foschi, al loro arrivo vi era impiantato un nucleo di abitanti cosiddetti regnicoli, cioè italiani, già dal maggio del 1759.
Ergo, alla luce dei documenti selezionati e di quelli già conosciuti, nella nostra comunità si è festeggiato un fantasioso duecentocinquantesimo anniversario di fondazione.

Antonietta Zangardi

RIPALTA CROCEVIA DI CULTURE



Grande raduno a Ripalta il 18 maggio per la premiazione di tutti i ragazzi partecipanti al progetto formativo: “Le radici ca tieni” organizzato dal Comitato Festa.

È il terzo anno che il Comitato Festa di Ripalta propone alle scuole secondarie di I grado del territorio un progetto formativo a favore dei ragazzi.
Animato dall’instancabile Franca d’Atri quest’anno sono stati quattro i paesi partecipanti con un totale di 296 ragazzi sul tema “Le radici ca tieni”.
Le scuole coinvolte: L’Istituto Comprensivo di Lesina e di Poggio Imperiale, l’Istituto Comprensivo di S. Paolo Civitate e quello di Serracapriola.
Durante la fase formativa, attraverso la proiezione di un film e l’incontro con gli esperti, i ragazzi delle seconde e terze medie sono stati sensibilizzati sul tema del concorso.
In piccoli gruppi hanno realizzato un elaborato: in tutto sono stati 83 i lavori consegnati consistenti in cartelloni e pannelli illustrati, plastici, poesie, foto, il tutto frutto di studi e di ricerche.
La giuria ha premiato i migliori lavori, esposti nella “Piccola Casa della Pace” in Ripalta e, nella cerimonia di premiazione, a tutti i partecipanti è stato consegnato un CD con i lavori presentati.
Essendo stata tra coloro che hanno attuato il progetto nella scuola di Poggio Imperiale, insieme ad Alfonso Chiaromonte, scrittore di storia del territorio e Fernando Chiaromonte, esperto di tradizioni popolari, ho potuto raccogliere l’entusiasmo e la curiosità dei componenti le tre classi partecipanti al concorso: IIA, IIB e IIIB.
I due giorni dedicati alla presentazione della storia e delle tradizioni popolari sono stati allietati dalla musica del cantore, Michele Saccone che con la sua chitarra ha coinvolto i ragazzi ricordando loro i bei canti dialettali di cui è ricca la nostra cultura.
Gli alunni si sono mostrati molto interessati alle nostre tradizioni ed i lavori presentati sono stati il frutto del coinvolgimento di alcuni professori, i quali, pur non essendo terranovesi, hanno saputo motivare e spronare alla ricerca delle proprie radici, perché, come recita il bellissimo canto salentino da cui è stato tratto il titolo del progetto formativo, Le radici ca tieni:
“ … Se non dimentichi mai le tue radici, rispetti anche quelle dei paesi lontani. Se non scordi mai da dove vieni, dai più valore alla tua cultura … E la vera cultura è saper vivere …”.
Sono stata veramente contenta di aver partecipato a questo progetto e ringrazio Franca d’Atri per avermi coinvolta. Agli alunni auguro di farsi prendere sempre dalla bella malattia della ricerca sulle proprie radici.
Antonietta Zangardi
Docente di materie Letterarie nelle Scuole Sec. di I grado

giovedì 2 febbraio 2012

Il sazio che non crede al digiuno

Bisogna abituarsi a non avere un posto fisso per tutta la vita, parola del Presidente del consiglio Mario Monti. E' più bello cambiare, avere delle sfide....

Certo, avere nuovi stimoli fa bene a tutti, ma si può parlare di cambiare posto di lavoro quando diventa facile riuscire a trovarlo un posto di lavoro.

Il Presidente Monti sicuramente sa che nella situazione in cui si trova oggi l'Italia le sue parole non significano altro che "il lavoro è poco, abituatevi ad avere contratti di 3 mesi a 400 euro lordi".

E' facile parlare di mobilità lavorativa quando si hanno benefit da decine di migliaia di euro al mese, provasse a spiegarlo ad un padre di famiglia, la sua teoria della mobilità lavorativa nell'Italia moderna, dove mobilità significa rischiare di rimanere dei mesi senza lavoro.

Poi la battuta sulla monotonia è veramente fuori luogo, al cittadino italiano non interessa la monotonia sul posto di lavoro ma il lavoro.

Il solito discorso della persona sazia che non crede a quella digiuna

mercoledì 25 gennaio 2012

Michel Martone e il concetto di umiltà

"Se non ti se laureato a 28 anni sei uno sfigato" Parola di Michel Martone, vice ministro del lavoro, figlio di Antonio Martone, magistrato della Cassazione. Uno con i contatti in alto, cosa indispensabile in Italia se vuoi bruciare le tappe.

Uno da consulenze da 40.000 euro su i "problemi giuridici della digitalizzazione delle amministrazioni pubbliche di paesi terzi" per la Pubblica Amministrazione di Renato Brunetta, grazie alle conoscenze i papà.

Uno di quelli che non esalta lo stile di vita di Drugo dei fratelli Coen mentre dovrebbe forse coglierne la serenità, come prerequisito per dare il vero valore alle cose.

Il classico discorso di chi ha la pancia piena e dall'alto della sua tavola imbandita spartisce sentenze nei confronti del prossimo. Certo se nel nuovo Governo c'è gente del genere, non è che si sono fatti grossi passi avanti rispetto al Governo precedente.

Forse molti si laureano tardi perchè devono mantenersi gli studi e non sono ricchi con papà magistrato-con-agganci-in politica-e-nei-salotti-che-contano (tipo le cene della P3)

Certo anche il brillantissimo Michel faceva il dog-sitter per potersi permettere di vivere da solo e studiare. Sfido chiunque a fare il dog sitter e trovare i soldi per:

- pagare affitto (a meno che papà non ti abbia comprato casa a tua insaputa)
- pagare bollette
- avere i soldi per supermercato (e si, se non mangi non vivi)
- pagarsi i trasporti (automobile o mezzi pubblici)
- pagarti le tasse universitarie
- vestiario
- varie ed eventuali (vacanze, viaggi, ecc...)

Caro Michel, l'umiltà è la caratteristica dei vincenti, non i titoli blasonati e le conoscenze influenti

giovedì 5 gennaio 2012

I progressi di Roma grazie alla cura Alemanno

Nel 2007 Gianni Alemanno impostò la sua campagna elettorale a sindaco di Roma principalmente sulla sicurezza. Cavalcò l'onda dell'indignazione riguardo l'omicidio Reggiani, come da buona tradizione xenofobo fascista promise 20.000 espulsioni oltre alla promessa di migliorare la qualità della vita e lo sviluppo nella capitale.

Sono stato a Roma a cavallo tra Dicembre e Gennaio e ho trovato una città sempre più sporca, con la puzza di escrementi anche nelle vie principali, in stato di degrado e peggio di come l'avevo lasciata.

Ma questo è nulla in confronto all'ondata di violenza che ha invaso la capitale in barba alle dichiarazioni populiste del sindaco Alemanno.

Forse era troppo impegnato ad assumere parenti e amici neofascisti nelle municipalizzate di Roma, oppure era occupato a trovare i fondi per acquistare l'immobile in via Napoleaone III sede della peggior porcilaia fascista (leggi casapound).

giovedì 22 dicembre 2011

PD e PDL, due facce della stessa moneta

L'artilolo in prima pagina del Fatto Quotidiano di oggi titola "Barricata bipartisan contro i tagli alla casta"

In breve quando si toccano le tasche dei politici, cercando di abolire i privilegi ingiustificati della loro casta, non c'è differenza di schieramento, niente abolizione dei vitalizi e/o doppi incarichi. Che tradotto significa, noi comandiamo, siamo dei privilegiati e così dovrà essere, se c'è la crisi e bisogna tirare la cinghia la cosa non ci riguarda, per quello ci sono i comuni cittadini.

Poi non mi si venga a dire che PD e PDL non sono due facce della stessa moneta

domenica 11 dicembre 2011

L'incapacità di Antonio Di Pietro

In Italia la politica ha fallito, infatti è in carica un "Governo tecnico" con il compito di fare le scelte inpopolari che i partiti non sono stati in grado di fare. Questo perchè tutti i partiti temono di perdere le elezioni politiche del 2013, allora chi meglio di un governo tecnico per fare scelte dolorose?

Una classe politica come la nostra, autoreferenziale, incompetente, clientelare, dedita solo al proprio tornaconto personale. Mi riferisco a tutto l'emiciclo parlamentare, dall'estrema destra all'estrema sinistra.

Molti diranno che non tutti i partiti sostengono questo governo, è vero...

Ma stiamo parlando della Lega Nord, partito che al grido di 'Roma ladrona' ha dentro di se il seme della corruzione in pieno stile Scajola leggi qui l'articolo.

Ma il peggiore di tutti è quest'uomo qui (video), eletto, si fa per dire, con l'Italia dei Valori e ora passato a Popolo e Territorio.

L'incapacità di Antonio Di Pietro nello scegliere i suoi deputati ha portato in parlamento mostri come Silipoti e Razzi

venerdì 2 dicembre 2011

La vergogna degli stage

Sappiamo bene tutti come in Italia la flessibilità sul lavoro si è tradotta in sfuttamento, ma qui si rasentano le condizioni lavorative degne di paesi del terzo mondo.

Potete vedere qui un annuncio dove si offre uno stage con una retribuzione quasi inesisitente (dicesi rimborso spese) e solo a chi si può permettere di mantenersi per parecchi mesi a Milano.

In poche parole vogliono che il candidato sia plurispecializzato e non intendono pagarlo, al paese mio questo si chiama SFRUTTAMENTO

In fondo trovate la mail del responsabile da contattare, se volete scrivetegli....

Una designer italiana migrata all'estero, perchè in Italia purtroppo esistono persone come il sig. Politi, scrive alla redazione.

Il Fatto Quotidiano riporta lo scambio di mail che trovate qui

giovedì 31 marzo 2011

Le figure femminili del Risorgimento

Relazione tenuta il 29 marzo 2011 dalla prof. Antonietta Zangardi
presso “Berardi cafè” di San Severo
nell’ambito delle serate culturali del “Centro Einaudi”
in occasione delle celebrazioni dei 150 anni dell’Unità d’Italia


Nel Risorgimento le donne ebbero posizioni marginali? Furono relegate nel ruolo di compagne sbiadite ed insignificanti? Di mogli sedotte? Di zitelle devote? Di amanti? Oppure furono guerriere che si interessarono alle vicende politiche? Collaborarono con gli uomini nelle scelte che determinarono il futuro dell’Italia e dell’Europa? Coprirono ruoli decisionali e primari?
Cosa centrano le donne negli affari di guerra? Cosa nella politica e nella organizzazione degli Stati? Non dimentichiamo che siamo nel Milleottocento epoca in cui la donna era da considerare soprattutto come moglie degli eroi o madre virtuosa. Non dimentichiamo, ancora che fu proprio nel censimento del 1881 che furono inventate “le casalinghe”.
Tutte queste domande ci siamo poste per iniziare la ricerca delle donne che presero parte attiva al Risorgimento, perché nelle celebrazioni dei 150 anni dell’Unità d’Italia, pochi si occupano delle donne che volevano essere italiane, presi come sono dagli eroi, dagli uomini che segnarono la nostra storia del Risorgimento.
Ecco che abbiamo cercato e trovato un po’ di donne che furono vere protagoniste della Storia del Risorgimento. Furono eroine e combattenti, ambasciatrici e rivoluzionarie. Si sono interessate di politica usando anche il sistema millenario del fascino femminile. Uscirono dai salotti e salirono sulle barricate, in una mobilitazione che è stata ingiustamente rimossa.

Cominciamo la breve carrellata con la donna simbolo del Risorgimento: Anita legata al grande Giuseppe Garibaldi in una storia d’amore, la più famosa di tutto il Risorgimento.
Un insigne studioso, Alberto Mario Banti, nota che Anita occupa circa dieci pagine delle centinaia delle Memorie, comprese quelle assai toccanti, ma un poco sbrigative della fuga da Roma, con lei incinta e malata, e della morte. Il vero protagonista di questa storia d’amore fu Garibaldi, perché la presenza di Anita nella sua vita fu devota e silenziosa.
Garibaldi era preso dalla seduzione della donna guerriera e nelle sue truppe non mancarono mai ragazze scappate di casa, travestite da uomo e pronte ad immolarsi in battaglia, come fece la ventenne Colomba Antonietti, che combattè a fianco del giovane marito ufficiale finché una cannonata le spezzò la schiena, mentre difendeva Roma dalle truppe francesi.
La presenza di queste donne erano eccezioni che la storiografia ufficiale ignorò.
Le donne di Giuseppe Mazzini furono abbastanza devote e silenziose, scapolo circondato da amiche, amanti ed alleate devotissime, come Giuditta Sidoli, che per seguirlo venne privata del diritto di vedere i figli e fu più volte arrestata.
Grande figura femminile fu la madre, Maria Mazzini Drago, che faceva sorridere i contemporanei a causa della sfrenata ammirazione riservata a qualunque prestazione dell’unico figlio maschio, dai voti di scuola, fino all’esilio. Interveniva nella sua vita sentimentale tenendogli la corrispondenza con un nugolo di amiche inglesi.
Virginia Oldoini, passata alla storia come la Contessa di Castiglione fu la più bella donna del secolo, che ha fatto l’Italia ed evitato al Papa di dover fuggire da Roma.
Donna straordinaria, molto in anticipo sui tempi, bellissima ed emancipata; innovò la corte incartapecorita di Torino e meravigliò quella brillante di Parigi: Cambiò la moda e i costumi sociali, e non solo, ciò che è più sconvolgente è che “fece politica”. Il suo contributo alla causa italiana, ingigantito dai divulgatori, fu ignorato dagli accademici in quanto sia le lettere che i documenti e le pagine di diario sulla sua relazione con l’imperatore Napoleone III furono distrutti dopo la sua morte.
Il cugino Camillo Benso, conte di Cavour l’aveva inviata a Parigi con l’obiettivo di entrare nelle grazie dell’imperatore. Solo lei con la sua bellezza e la sua spregiudicatezza poteva riuscirci. Il geniale Costantino Nigra, altro protagonista, accorto diplomatico del Risorgimento, ma poco ricordato, creò alla corte di Parigi un clima di attesa che la contessa saprà ben sfruttare. Virginia aveva solo diciotto anni ed aveva già incantato Torino. Il suo declino fu malinconico, resterà la storia di una donna dalla modernità incompresa e strumentalizzata dai suoi contemporanei.
Si poteva essere ammesse al Pantheon, in quanto mogli dell’eroe e così fu per Teresa Confalonieri, colta e raffinata, angosciata dopo aver convinto l’imperatore a commutare la condanna a morte del marito Federico Confalonieri, nel carcere a vita da scontare nella fortezza dello Spielberg.
Grande donna anche la madre del Confalonieri, Adelaide Cairoli, che aveva perso quattro dei suoi cinque figli maschi, senza mai smettere di incitarli all’amor di patria.
Amica di Teresa Confalonieri fu Antonietta De Pace, di Gallipoli. Fervente mazziniana, ardita e prudente, indomita e battagliera, prese parte attivamente ai moti del 1848, in terra d’Otranto. Istintiva e coraggiosa, donna moderna, senza tempo, lottò per il riscatto del suo popolo. Essendo nobile e ricca, istruita e bella, non aveva bisogno di cercare gloria, eppure non esitò a mettere in gioco tutto ciò che possedeva per combattere la tirannia e le ingiustizie.
Negli archivi troviamo lettere di eroi alle loro donne, non quelle di queste ai loro amati. Le lettere e le biografie delle donne subivano la censura prima della famiglia e poi quella della memoria.
Laura Guidi, docente dell’Università Federico II di Napoli, ha ricostruito uno scandalo avvenuto nel 1847, quando Enrichetta Di Lorenzo di 27 anni, sposata e madre di tre bambini, piantò tutto e fuggì con Carlo Pisacane, con due pistole pronte per il suicidio di entrambi nel caso li avessero arrestati. Condivisero un decennio di vita errabonda e di progetti rivoluzionari che lei valutava con maggiore lucidità di lui, tanto da opporsi con durezza alla spedizione di Sapri, dove Pisacane morì inutilmente insieme a decine di altri patrioti.
La scrittrice Marta Boneschi è autrice della biografia di Metilde Viscontini, una milanese borghese, cospiratrice nel 1821, amica del Foscolo e di Stendhal, aveva lasciato un marito violento, rivendicando la supremazia dei sentimenti come ragione d’ogni scelta politica e personale.
Anche la principessa Cristina Trivulzio di Belgiojoso, che si fa confiscare il patrimonio per motivi politici, fugge a Parigi, per un po’ si mantiene lavorando, apre salotti, fonda giornali ed ospedali e, trovandosi a Napoli durante la rivolta milanese del 1848, organizza in pochi giorni un piccolo esercito di volontari per correre in sostegno alla sua città.

Tutte queste sono solo alcune delle tante donne del Risorgimento che si attivarono per l’Unità del popolo italiano. E tutte queste donne sono troppo eccentriche per essere dei modelli. È per questo che furono dimenticate?
Sulle barricate delle cinque giornate morirono moltissime donne del popolo. Maria Canella, storica dell’Università di Milano, ricorda che il decesso “per fucilate” di molte donne fu registrato nell’Archivio di Stato. L’artigiana Luisa Battistotti Sassi, disarmò un soldato austriaco, ne catturò altri cinque con la sua pistola ed espugnò un deposito di munizioni sul Naviglio.
La condizione femminile dell’Ottocento era concentrata sul lavoro, molte le attività commerciali gestite da donne, aumentarono le maestre, le infermiere, le impiegate, le modiste. Nessuna di esse finì nei libri di Storia. Si riconosceva il lavoro maschile, alle donne si chiedeva di lavorare per “costruire la nazione”, valorizzando la loro missione naturale di educatrici e madri. Ecco perché parliamo di figure femminile, perché il ruolo delle donne era relegato a quello di educatrici che dovevano curare la mobilitazione delle coscienze per avviare un processo di identità nazionale, il cambiamento dei costumi e dei sentimenti del popolo italiano.
Per il resto la storia delle donne è arcinota a tutti: al voto ci arrivammo nel 1946, quarant’anni dopo la Finlandia.

martedì 22 febbraio 2011

Il genocidio e gli affari

Genocidio, questa è la parola per descrivere quello che sta accadendo in questi giorni in Libia, tra l'altro come definire i bombardamenti sui manifestanti contro il regime del Colonnello Gheddafi. Le armi che stanno massacrando la popolazione libica provengono da Russia, Francia, Gran Bretagna e Italia.

Nel 2008 nel "Trattato di cooperazione e amicizia" tra Italia e Libia, all'articolo 20 si legge "Si impegnano altresì ad agevolare la realizzazione. di un forte ed ampio partenariato industriale nel settore della Difesa e delle industrie militari."

Dopo i primi morti nelle piazze libiche, la posizione del Governo italiano è stata debole. Rasentando l'indecenza, la prima cosa che è venuta in mente a B. è stata di non volerlo disturbare. D'altra parte cosa ci si può aspettare da chi ha baciato le mani insanguinate del dittatore libico.

Ma a cosa porterà il precipitare della situazione, in un paese forse destinato alla guerra civile, dove il dittatore dichiara la ferma volontà a rimanere al potere fino alla morte.

Ovviamente migliaia di morti.

Morti che sono sulla coscienza di chi ha venduto le armi ad un feroce e sanguinario tiranno. Colpe che ricadono anche sull'Italia, che pur di fare affari ha armato un dittatore scellerato che non esita a bombardare le folle che lo contestano.

Il genocidio continua

venerdì 18 febbraio 2011

A qualcuno piace servo

Riporto le prime righe dell'editoriale di Maurizio Belpietro sulle pagine di Libero di stamattina, seguirà un'analisi del testo.

"Ci hanno messo trent’anni, ma alla fine anche i più fedeli sostenitori stanno cominciando a capire che Gianfranco Fini è solo un paio d’occhiali sul nulla. Il copyright non è mio ma di Stenio Solinas, uno che lo conosce bene avendo militato con lui nei giovani missini. Quando lo scrisse sul Giornale che allora dirigevo successe il finimondo: il boss di An all’epoca era ancora accucciato ai piedi di Berlusconi e dunque le reazioni del centrodestra a difesa del futuro presidente della Camera furono compatte. Un ministro mi inviò una vibrata lettera, mentre Fini si rivolse direttamente al Cavaliere, minacciando ritorsioni. Grazie a questo tipo di protezione, negli anni in cui ha guidato Alleanza nazionale è stato esente da critiche: quasi nessuno si è permesso di fargli le pulci, ricordandogli errori e voltafaccia, che ci sono stati e pure in gran numero."

Premetto che non è mia intenzione voler difendere Fini da questi giornalisti che si occupano solo delle vicende personali del loro padrone, invece di parlare di sviluppo e innovazione del paese.

Voglio farvi notare alcuni punti, tipo "accucciato ai piedi di Berlusconi". Cosa significa? Che il degno posto di qualsiasi politico di destra è di stare accucciato ai piedi di B? Che B è il padrone e tutti devono essere "accucciati" ai suoi piedi? Prima evidenza di come funzionano le cose da quelle parti, ma continuiamo.....

"Fini si rivolse direttamente al Cavaliere, minacciando ritorsioni. Grazie a questo tipo di protezione, negli anni in cui ha guidato Alleanza nazionale è stato esente da critiche". Allora la macchina del fango esiste, chi non è "accucciato" ne subisce il vile attacco, basta rivolgersi a lui e tutto tace......

In questi giorni il Presidente della Camera Fini sta vedendo sfaldare il suo gruppo di FLI al Senato. Ha poi dichiarato "Silvio allarga la maggioranza grazie al suo potere mediatico e finanziario". Come se non lo avesse mai saputo. E se B avesse un dossier su ciascun deputato di centrodestra, in cui ci sono peccati, vita, morte e miracoli? Con la legge elettorale attuale, dove i candidati sono nominati dai vertici del partito e non eletti, si potrebbero far eleggere solo persone ricattabili, di conseguenza degli yes-man.

È proprio vero che a qualcuno piace servo

venerdì 11 febbraio 2011

Le prime pagine dei giornali

Non si fa altro che parlare di Rubygate, festini, giusto, non giusto, attacchi alla magistratura, parole eversive.......

Basta, voglio sentir parlare di investimenti per il futuro non di possibili leggi ad personam. La stragrande maggioranza dei giornali non fa altro che parlare (pro o contro) di questo volgare scempio delle nostre istituzioni, mentre i telegiornali se non parlano di politica ci morificano con la cronaca nera. Si concentra l'attenzione mediatica sul concetto di paura, del diverso come dell'inevitabile declino.

Negli altri paesi europei, i governi sono al lavoro per essere competitivi all'uscita dalla crisi. Investono in sviluppo e ricerca mentre l'unica cosa che il nostro governo ha saputo tirare fuori dal cilindro è la modifica dell'art. 41 della Costituzione.

I media amplificano questo malessere bombardandoci sempre con le stesse notizie, basta un comunicato stampa, una frase rilasciata all'uscita di un palazzo da parte del politico di turno che ecco le prime pagine, roboanti nei titoli quanto vuote nei contenuti.

Ci stanno asfissiando, narcotizzando, pronti per essere docili, servizievoli, assuefatti a tutto.

mercoledì 9 febbraio 2011

La celerità delle riforme in Italia

La risposta alla crisi da parte del governo, sta nella volontà di voler cambiare l'art. 41 della Costituzione. Dopo che il debito pubblico ha superato il 120 per cento del prodotto interno lordo e il reddito degli italiani è diminuito di circa 1000 euro a testa.

Quando nel resto d'Europa gli interventi contro la crisi sono stati tempestivi, in Italia si sceglie la via del cambio della Carta Costituzionale, uno dei percorsi più lunghi che il nostro parlamento possa affrontare.

Complimenti per la celerità.....

mercoledì 5 gennaio 2011

I DUECENTOCINQUANTADUE ANNI DELLA FONDAZIONE DI POGGIO IMPERIALE

In allegato trasmetto l'articolo a firma di A. Zangardi apparso sul sito di Capitanata.it in data 03.01.2011 riguardante i 252 anni della fondazione di Poggio Imperiale


Poggio Imperiale, paese del grano e del vento, piccolo centro agricolo, uno dei più giovani paesi della Provincia di Foggia, fu fondato dal Principe Placido Imperiale di Genova, residente a Sant’Angelo dei Lombardi.
La data di fondazione è stata sempre fatta coincidere con quella del Patto che il Principe stipulò con un gruppo di Albanesi il 18 gennaio 1761, perché abitassero la nascente villa.
Sono trascorsi circa diciotto anni dalla presentazione del primo libro di Giovanni Saitto, Poggio Imperiale, Cento anni della sua storia, dalle origini all’unità d’Italia, uno scritto che coglieva il monito del nostro grande concittadino, Alfonso De Palma, il quale invitava i giovani ad approfondire le ricerche per completare le sue Noterelle paesane.
Era presente come coordinatore, nella presentazione del libro, il carissimo e compianto parroco don Giovanni Giuliani, (per tutti don Nannino), che parlò di documenti di prima mano.
I documenti presenti in quel libro erano frutto di ricerche negli archivi di Stato ed il commento che ne fu fatto fu veramente nuovo e singolare.
Furono ritrovati, quindi, nuovi documenti che misero in discussione quella data di fondazione, documenti a dimostrazione che la Storia è una scienza sempre aperta a nuovi sviluppi.
Lo storico Franco Cardini, docente di Storia Medievale all’Università di Firenze, parlando del suo libro “Le radici perdute dell’Europa, da Carlo V ai conflitti mondiali”, affermava, tra l’altro, che la Storia non potrà mai chiudere bottega, in quanto il lavoro dello storico è come quello del medico e del detective, se vi sono nuove scoperte bisogna prenderne atto, adeguarsi, rivedere le proprie posizioni; se si scopre un nuovo documento, si scompigliano le certezze acquisite e si mette in moto un meccanismo sempre nuovo e rinnovato di studi ed approfondimenti.
I documenti vanno studiati e fatti parlare e quando qualche studioso ha trovato un documento nuovo, bisogna, con umiltà rivedere le proprie conoscenze alla luce dell’ultima scoperta.
La ricerca storica, infatti non esaurisce mai il suo compito. Quando ci sembra di conoscere tutto di un avvenimento o di un personaggio, quando l’immagine di un’epoca ci appare completa, ecco che nuove informazioni, prima sconosciute, o documenti prima ignoti, ci costringono a modificare le nostre opinioni e a precisare o arricchire le nostre conoscenze.
Uno storico per ricostruire gli avvenimenti deve sempre possedere documenti ai quali riferirsi.
la ricerca storica deve partire da essi
- i documenti sono utili per conoscere e ricostruire gli eventi,
- con i documenti “si fa storia”
- essi “vanno fatti parlare”.
Con questo scritto faremo parlare i nuovi documenti ed evitare che si festeggino degli anniversari fittizi.
Nella toponomastica di Poggio Imperiale vi è la via “18 gennaio 1761” riferita alla data del Patto che il Principe don Placido Imperiale, fece con un gruppo di Albanesi perché popolassero quella che lui chiamava “villa”, nome riferito ad un agglomerato di case rurali.
Molti fecero risalire a questa data la fondazione del nostro paese, ma così non è. Ed ecco tutti i documenti che lo provano.
- Il primo documento datato 9 marzo 1751 (in chiesa leggiamo 1755), un “Verbale di subasta della città e feudo di Lesina aggiudicazione a favore dell’Ill.mo Principe di S.Angelo D.Placido Imperiale”
Il Principe don Placido Imperiale, dopo aver acquistato il vicino “stato” di San Paolo, detto di Civitate, di proprietà dei duchi di Guastalla, ritenne opportuno acquistare il feudo di Lesina, per dare uno sbocco al mare delle sue proprietà.
Si aggiudicò il feudo vincendo un’asta e l’11 marzo 1751 gli venne dato il possesso della città di Lesina e del suo lago. Ebbe il Regale Assenso il 3 aprile 1753 da Carlo III di Borbone.
La fonte di quanto esposto è nell’Archivio di Stato di Napoli.
Poggio Imperiale non era ancora sorta.
Passiamo al secondo documento, che data esattamente la fondazione di Poggio Imperiale ed è quello relativo alla prima visita pastorale del vescovo Mons. Foschi nell’anno 1761, nel quale troviamo la data della fondazione, (prima del maggio del 1759, perché in questa data il principe, secondo la relazione della visita pastorale, “ ad esempio de’ fondatori dell’antiche città, v’invitò chiunque volesse venirci ad abitare, promettendogli abitazione franca per tre anni…”).
In questo documento vi è anche un’ampia descrizione degli usi e dei costumi della comunità albanese che viveva nel Casale.
Mons. Foschi scrive la relazione della sua visita pastorale, dichiarando esplicitamente. “…Abbiamo stimato per futura memoria brevemente accennare l’origine e la costruzione del paese e della chiesa e la venuta qui delle famiglie italiane et Albanesi; accadendo sovente che le notizie in alcuni tempi trascurate, siano poi in altri tempi avidamente ricercate”
Ed in questo non si sbagliava! Oggi noi ricerchiamo avidamente le notizie di quel passato cercando di trasmetterle ai posteri.
In riferimento alla chiesa, voglio che parli il documento, che cito testualmente: “…perché sul principio non vi era chiesa, andavano a sentirsi la messa chi in Lesina, e chi in Apricena, la quale poi fu benanche edificata, e colla Licenza dell’Arcivescovil Curia di Benevento fu benedetta nel mese di marzo dell’anno 1760.”
Non so spiegarmi perché nel tabellone posto nella chiesa parrocchiale di San Placido Martire leggiamo 1764.
- Terzo e quarto documento che vogliamo far parlare, sempre a proposito dell’anno di fondazione di Poggio Imperiale, sono quelli relativi ai moti del 1799, ritrovati dal prof. Clemente di San Severo, nell’Archivio di stato di Lucera. A tale notaio s’era rivolto un gruppo di “villici” per proclamare fedeltà al re di Napoli.
Al prof. Clemente interessava la partecipazione ai moti di San Severo del 1799 di dodici persone della villa di Poggio Imperiale ben armate ed uno di essi fu ammazzato. Noi facciamo parlare il documento datato 7 luglio 1799, dopo l’elenco dei villici presenti dal notaio, leggiamo: “…di questa villa di Poggio Imperiale…li quali aderiscono avanti di noi, qualmente da moltissimi anni si trovano ad abitare in detta villa, la quale ha circa quarant’uno anni…che oggi compone circa seicento anime”.
Ecco che la data ritorna, quarantuno anni prima, siamo nel 1799, vien fuori circa il 1758 (o prima del maggio del 1759, riferita nel documento di mons.Foschi).
- Arriviamo al quinto documento, ritrovato dal dott. Michele Zangardi nell’Archivio di Stato di Napoli e che siamo riusciti ad averne copia prima di Natale del 2007, il cosiddetto documento di Antonio Scarella, maestro di Casa Imperiale a Napoli, accusato di furto e truffa ai danni del principe Imperiale.
Questo documento dell’Archivio di Stato di Napoli, riporta per intero il processo intentato a Scarella con le relative testimonianze.
Il Principe don Placido Imperiale dopo l’acquisto del feudo, come leggiamo nel documento di mons. Foschi, ne visitò le terre e scelse un’amena e boscosa collina, dalla parte di mezzogiorno, chiamata volgarmente Coppa di Montorio, distante circa due miglia da Lesina e quattro da Apricena e decise di costruirvi un casale.
La Pasqua del 1759 il principe volle trascorrerla nel suo nuovo feudo di San Paolo anche per recarsi in visita a Lesina e da lì nel casale, per rendersi conto dei lavori, che stavano per essere ultimati.
Antonio Scarella, maestro di casa Imperiale a Napoli, mancava, perché era scappato con il denaro ottenuto per le spese del viaggio. Il fuggitivo fu acciuffato per ordine del Principe, processato a Lesina lo stesso giorno e condannato per truffa e furto ai danni del Principe. La notte del 25 aprile, lo Scarella scappò anche dalla prigione in cui era stato rinchiuso, e non fu più ripreso, facendola franca.
Perché è importante questo documento? Perché i lavori del casale, cioè di Poggio Imperiale, terminarono dopo pochi giorni.
Tutto il carteggio della causa del Maestro Imperiale, Antonio Scarella è costituito da 87 pagine, viene disegnato persino il pugnale che servì allo Scarella per la sua fuga.
Tutti questi documenti sono noti da circa diciotto anni ed è giusto ricordarli per evitare che i nostri giovani si convincessero di date ormai superate. Non si farebbe male andare a rivedere e rileggere il libro: Poggio Imperiale, Cento anni della sua storia… di Giovanni Saitto.
Ho sempre seguito con particolare interesse tutte le ricerche effettuate dagli storici locali, in quanto il loro lavoro è unico e preziosissimo. A tal proposito voglio ricordare anche gli altri scrittori: il dott. Alfonso Chiaromonte per il Dizionario della lingua terranovese e per altri interessantissimi lavori, e il dott. Lorenzo Bove, per i detti e i proverbi in dialetto.
Tutti questi scritti hanno la importante finalità di non permettere all’incuria del tempo che cancelli storia, tradizioni, usi, costumi e lingua di una piccola comunità come Poggio Imperiale, giovane paese alle porte del Gargano.
Concludiamo ribadendo che la data di fondazione di Poggio Imperiale è prima del maggio del 1759.

giovedì 2 dicembre 2010

Greenpeace - Indagine sul tonno in scatola

Vi segnalo un'indagine di Greenpeace sul tonno contenuto nelle scatolette e venduto nella maggio parte del mondo.

Sono stati effettuati dei test genetici sul tonno, per capire quali specie vengono vendute e non sempre il contenuto rispecchia quello che c'è stritto sulla scatola. Una su tre ha tonno diverso da quello indicato.

Come sottolinea Greenpeace, non è detto che questo avvenga di proposito ma lascia capire come ci sia superficialità nella pesca e come i metodi di pesca adottati possono mettere a rischio altre specie (tartarughe marine, squali balena).

I test sono stati effettuati nel massimo rigore scientifico e la documentazione è totalmente pubblicata.

Il report potete trovarlo qui

Rutelli??? Si fa presto a parlar male....

La carriera politica di Francesco Rutelli inizia alla fine degli anni '70. Portavoce regionale nel Lazio del Partito Radicale. Alla fine degli anni '80 insieme ad alcuni esponenti di Democrazia Proletaria fonda il partito Verdi Arcobaleno. Alla fine degli anni '90 è eletto al Parlamento Europeo con il partito I Democratici. Nel 2002 diventa segretario della Margherita. Nel 2007 entra nel Partito Democratico da cui fuoriesce nel 2009 fondando un altro movimento politico Alleanza per l'Italia.

Ora si appresta ad un'alleanza con Casini e Fini, certo che dai Radicali a l'ex missino Fini ce n'è di strada.

Credo sia tutto per ora, certo che ha cambiato partiti come si cambiano calzini.

Poi dicono male di Mastella.....

martedì 30 novembre 2010

WikiLeaks pubblica missive su B. e chi le scrive non è un funzionario di terz'ordine

In questi giorni non si fa che parlare delle missive riservate di funzionari americani pubblicate da WikiLeaks. Tra queste anche dei giudizi su B. da parte di Elizabeth Dibble, funzionario dell'ambasciata USA a Roma.

I giudizi sono impietosi, si legge "incapace e vanitoso", si fa riferimento ai festini e pare che sia il portavoce di Putin in Europa. Della coppia B.-P. si fa allusione a qualche tipo di rapporto di affare personale che invece dovrebbe riguardare gli organi statali. Non voglio entrare nel merito della questione.

Il punto è che per B. stavolta non è la mafia a meditare vendetta su di lui, ma una qualche forma di complotto internazionale.

Dove gli altri stati coinvolti dal "caso WikiLeaks" confermano l'amicizia con gli USA e minimizzano l'accaduto. Lo stesso B. con tutto il suo enturage gridano al complotto, all'11 settembre dell'informazione, l'apocalisse....

B. stesso dichiara che quelle pubblicate da WikiLeaks sono missive di un funzionario americano di terz'ordine. Ancora una volta mente perche la biografia di Elizabeth Dibble sul sito del Dipartimento di Stato Americano, dimostra come sia un funzionario di prim'ordine, con 800 persone nel suo staff quando era in Italia ed ora è stata promossa, diventando assistente al segretario di stato (Hillary Clinton) per gli affari Europei ed Euroasiatici. In poche parole è a capo di tutte le ambasciate d'Europa.

Alla faccia del funzionario di terz'ordine

La verità è ancora stravolta da B. dove solo lui è la varità, in una forma di blasfemia autoritaria.

mercoledì 24 novembre 2010

Amazon.it sbarca in Italia ma i prezzi sono più alti (di molto)

In Italia sbarca Amazon, il più grande rivenditore di prodotti on-line. Dalla musica a i libri, così non si dovrà più comprare all'estero ma direttamente in Italia.

Ma conviene?

Come segnalato dal DJ Prince Faster nella suo programma di ieri, pare che acquistare sul sito italiano di Amazon non convenga affatto.

Guardate i prezzi

Questa è Amazon Italia e il CD è Into the wild di Eddy Vadder, prezzo EUR 8,02




Questa è Amazon UK, stesso CD prezzo £2.99 pari a EUR 3,54




Ci sono EUR 4,5 in più se compri in Italia!!!

Ma continuiamo, album 10,000 days dei Tool, in Italia lo paghereste EUR 19,37




Stesso album su Amazon UK, prezzo £7.93 pari a EUR 9,93



In Italia costa quasi 10 Euro in più!!!!!

Questa è la notizia cruda, a voi i commenti.....

Le nevrosi di B. a Ballarò



È nervoso B., non c'è che dire....

Sarei curioso di sapere dai cittadini campani se le sue promesse sono state realmente mantenute, sono loro gli unici a poterlo smentire.

Se così fosse, è l'ennesima conferma che quello che scrive Luigi Cancrini sull'Unità è vero